Negli scorsi giorni girava in rete gira una gongolante email di Pino Galeota, già presidente della commissione cultura di Veltroni, nella quale si annunciava un protocollo d’intesa «che riconosce e inserisce il Quadrante Corviale in un progetto d’interesse nazionale». Il sospetto è che si tratti della proclamazione di una vittoria da talpe, e che il vero obiettivo dell’operazione sia la preservazione del Corviale, il serpentone lungo un chilometro, identificato dalla voce popolare con una prigione, ma “gran segno” per l’intellighenzia architettonica ormai sulla soglia della pensione. Contro le critiche urbanistiche e sociali, le proteste montanti, e il gran parlare di necessaria demolizione, ecco spuntare l’astuzia castale di attribuire ad uno dei più deteriori esempi della periferia romana la patente burocratica di “interesse nazionale”. È la scuola del soprintendente di Napoli Stefano Gizzi, il quale propose lo scorso ottobre di vincolare “per il loro valore storico e culturale” (!) le famigerate Vele di Scampia.
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| Corviale 2011. Foto A. Cerqua |

